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La straordinaria storia di Andrea, il 12enne che salva i bambini con la propria paghetta

Pochi regali, videogiochi e passatempi. Ma tanta attenzione alle esigenze degli altri. Andrea Ravizza, un bambino di 12 anni che vive a Stezzano, in provincia di Bergamo, da anni ha deciso di mettere da parte le sue paghette per destinarle alla beneficenza.

I RISPARMI ALL’OSPEDALE – I soldi risparmiati dal giovanissimo sono stati inviati all’ospedale di Galkayo, cittadina di 200mila abitanti in Somalia. Un gesto di amore verso gli altri che gli è valso la nomina da parte dei rappresentanti del Paese africano ad ‘Ambassador of good will’. Ne parla Silvia Salvi sul quotidiano L’Eco:

Paghetta dopo paghetta, compleanno dopo compleanno Andrea Ravizza, 12 anni, è riuscito a raccogliere un piccolo tesoro. E i suoi grandi e piccoli risparmi, raccolti dal 2006 a oggi, hanno salvato tante vite nell’ospedale regionale di Galkayo, cittadina di 200.000 abitanti in Somalia, al confine con l’Eritrea. Non solo: il desiderio di riuscire a dare sempre di più, di raccogliere sempre più fondi per i suoi piccoli amici, assorbe completamente Andrea. Il suo impegno, profondo e apprezzato, viene premiato questa mattina con una cerimonia ufficiale nella scuola media Francesco Nullo di Stezzano dove Andrea studia, nella classe 1ª E: alle 10,30 il neurochirurgo Jama Salad e il ministro della Sanità dello Stato del Puntland , Warsame, nominano Andrea «Ambassador of good will». I due rappresentanti della Somalia si trovavano settimana scorsa a un congresso mondiale a Ginevra. Lunedì hanno raggiunto le Marche per tenere delle conferenze e cooperare con la sanità locale e ministeriale e ieri sono arrivati a Bergamo. Nel primo giorno di permanenza in terra orobica hanno incontrato rappresentanti di aziende bergamasche che lavorano nel campo sanitario e farmaceutico per allacciare collaborazioni con la Somalia. In serata sono stati ricevuti in Regione, accolti dall’assessore Bresciani. Oggi sono a Stezzano per dire di persona «Mahadasanid Andrea (grazie Andrea)», per tutto quello che il ragazzino ha fatto e continuerà a fare.

L’ESEMPIO – La donazione di Andrea può essere un esempio per gli altri allievi della scuola. Lo sperano anche i rappresentanti somali. Continua Salvi su L’Eco:

Davanti alla classe il ministro spiegherà quello che ha fatto Andrea per l’ospedale di Galkayo, quindi verrà proiettato un filmato di 10 minuti per sensibilizzare i ragazzi stimolandoli a collaborare con progetti come quello del loro compagno. «Tutto è cominciato quando mio papà Vinicio, che è un radioamatore, si preparava alla sua prima spedizione in Somalia – racconta Andrea –. Per farmi capire dove si sarebbe recato mi ha mostrato un filmato dove ho visto le condizioni di vita dei bambini somali. Quell’anno chiesi di non ricevere giochi per il compleanno ma i soldi che avrebbero speso per comprarli. Ricevetti 100 euro. Portati in banca me li cambiarono in 130$ che mio padre portò con sé a Galkayo. Con quei soldi il dottor Jama prese un kit speciale per salvare un bambino idrocefalo. Da allora quel bimbo è il mio fratellino somalo». L’ospedale, oltre a tenere informato Andrea su come vengono usati i suoi soldi, gli ha intitolato il reparto pediatrico, dove è anche affissa la sua immagine.

100 EURO AD OGNI COMPLEANNO – Andrea avrebbe donato complessivamente 600 euro, 100 per ogni compleanno festeggiato da quando, a 7 anni, ha deciso di cominciare ad aiutare i bambini meno fortunati di lui. Il denaro è servito a sistemare un reparto di pediatria:

«Abbiamo cominciato la sistemazione del reparto di Pediatria dell’ospedale regionale – scrive il neurochirurgo Jama Salad in una mail – e abbiamo usato i 600 euro che ha mandato Andrea (raccolti nel 2008 sempre per il compleanno, ndr): quando ho raccontato che un bimbo di Bergamo di circa 7 anni ha devoluto i soldi del suo compleanno ai bimbi dell’ospedale di Galkayo, Andrea è diventato una specie di eroe. Mi hanno chiesto la sua foto da mettere in una delle camere e da mostrare alle autorità nel giorno dell’inaugurazione del reparto rinnovato». «All’inizio ero un po’ perplesso – conclude Andrea –, vedevo che tutti i miei amici avevano tanti giochi e mi guardavano con diffidenza per questo mio impegno che mi portava a non averne o comunque ad averne pochi. Ma quando ho visto le immagini del mio fratellino somalo guarito dalla malattia ho capito molto bene quanto fosse importante quello che facevo: ho capito che tante cose sono superflue e che i giochi ti danno felicità per 10 minuti o 10 giorni, ma rendere felici un altro bambino mi fa contento a vita».

* Fonte Giornalettismo

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